La neuropsicomotricità è una disciplina scientifica che si occupa di prevenire, abilitare o riabilitare malattie neuropsichiatriche lungo tutto l’arco della vita con lo scopo di favorire lo sviluppo, il recupero o la compensazione di un funzionamento cognitivo, psicologico e sociale adattivo attraverso l’uso di tecniche e attività a mediazione corporea mutuate da teorie e modelli psicologici.

warning

Attenzione alla terminologia!

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE)

Spesso il titolo di neuropsicomotricista viene usato per definire erroneamente il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE).

Quest’ultimo è una figura professionale dell’area sanitaria con laurea triennale in “Terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva” (L/SNT2) e abilitazione all’esercizio professionale.

Esso svolge attività di terapia, di abilitazione/riabilitazione o di prevenzione rivolte a soggetti in età evolutiva (0 – 18 anni) con disturbi all’interno dell’area neuropsichiatrica (D.M. 56/97). In particolare, si occupa di elaborare programmi e interventi terapeutici e riabilitativi atti a favorire uno sviluppo integrato ed armonico degli aspetti motori, affettivi, psicologici, cognitivi e relazionali nel bambino. Lo scopo è quello di promuovere una consapevolezza di sé che permetta al bambino di attuare scambi comunicativi adattivi.

Psicologo-neuropsicomotricista

Lo psicologo-neuropsicomotricista, invece, è una figura professionale con laurea magistrale in “Psicologia” (LM-51), abilitazione all’esercizio professionale e un master di specializzazione in Neuropsicomotricità. Quest’ultimo consente al professionista di affinare un set di tecniche riabilitative a mediazione corporea che, integrate alla riabilitazione cognitiva standard, permettono l’erogazione di interventi riabilitativi completi.

Questo esperto, essendo psicologo, opera lungo tutto l’arco della vita (dal bambino all’anziano). Si occupa anch’esso di abilitazione/riabilitazione e prevenzione, ma anche di diagnosi e sostegno psicologico (Legge 56/89). Il suo intervento riabilitativo mira allo sviluppo, al recupero o alla compensazione di abilità o competenze che hanno subìto un ritardo evolutivo o una modificazione in seguito a malattia neurologica, disturbo psichiatrico o assunzione di sostanze, oltre che all’integrazione sociale di tali soggetti. Tutte le attività proposte provengono da teorie, costrutti e modelli psicologici condivisi dalla comunità scientifica. Lo scopo è quello di promuovere il benessere, lo sviluppo e il mantenimento della salute (Declaratoria del CNOP – Consiglio Nazionale Ordine Psicologi 05.06.2015-Prot. 15000174).

La neuropsicomotricità integra diversi settori di intervento dello psicologo e lavora su diversi aspetti del funzionamento della persona:

  • Aspetto psicologico: attraverso il dialogo, sostiene l’individuo al fine di promuoverne il benessere, migliorarne la qualità di vita e gli equilibri adattivi in salute e in malattia;
  • Aspetto cognitivo: attraverso esercizi cognitivi, previene o abilita/riabilita le funzioni cognitive lacunose;
  • Aspetto sociale: attraverso attività occupazionali e relazionali, interviene sulle autonomie (attività individuali) e sul coinvolgimento in situazioni sociali (attività partecipative) intaccate dalla disabilità;
  • Aspetto psicomotorio: attraverso attività a mediazione corporea, agisce sulla percezione personale della propria disabilità, sull’immagine di sé e sull’autoefficacia.  

Questi aspetti non devono essere visti come isolati ma come un’unità armonica. Aspetti psicologici, cognitivi ed emotivi (mente) concorrono e modificano aspetti motori (corpo) e relazionali (socialità), i quali a loro volta influenzano i primi. Come si può notare, lo psicologo-neuropsicomotricista opera, quindi, secondo il modello bio-psico-sociale.

In quest’ottica, lavorando su e attraverso il comportamento e le azioni (corpo), è possibile influenzare ed occuparsi dei processi mentali, cognitivi ed emotivi (mente), oltre che delle relazioni (socialità). Questo è possibile grazie ad un concetto chiave delle neuroscienze: la neuroplasticità. Infatti, il nostro cervello è in grado di modificarsi attraverso l’esercizio, creando nuove connessioni cerebrali (sinapsi). Questo processo è chiamato “apprendimento” ed è uno dei costrutti psicologici più studiati.

Cosa prevede un intervento di neuropsicomotricità?

In concreto, la neuropsicomotricità permette all’individuo di lavorare sul suo adattamento a situazioni del quotidiano (attività individuali o sociali) proponendogli delle situazioni-problema con determinati requisiti. Infatti, devono essere:

  • progettate ad hoc dal professionista;
  • ecologiche (devono sviluppare requisiti utili nella quotidianità);
  • adatte alle possibilità dell’individuo, ma nello stesso tempo essere collocate leggermente al di sopra delle sue attuali capacità;

I concetti di “zona di sviluppo prossimale” e “scaffolding”

L’ultimo punto dell’elenco appena illustrato è di fondamentale importanza, poiché implica uno scarto tra capacità potenziali e capacità attuali che la psicologia dello sviluppo ha etichettato come “zona di sviluppo prossimale” (Vygotskij, 1896-1934), intendendola come uno spazio di apprendimento raggiungibile attraverso il sostegno di un mediatore esperto.

Secondo quest’ottica, le potenzialità diventano capacità effettive nel momento in cui, con il giusto sostegno del professionista, si permette all’individuo di entrare in contatto con l’ambiente circostante, di conoscerlo, di manipolarlo e di interagire con esso per arrivare a gestirlo e viverlo al meglio delle proprie possibilità.

Lo psicologo-neuropsicomotricista diventa, in questo frangente, il mediatore: non si sostituisce al paziente, né gli propone soluzioni o risposte ideali. Piuttosto, sostiene la persona per evitare condizioni di frustrazione, la motiva, le pone domande che possano farla riflettere sul problema e sugli aggiustamenti corporei necessari per raggiungere i propri obiettivi. Questa tipologia di aiuto, in psicologia dello sviluppo, è detta scaffolding (dall’inglese, “ponteggio”, “impalcatura”) e sta ad indicare un sostegno stabile nella costruzione di competenze.

In questo modo, si permette all’individuo di esercitare la propria esperienza di accomodamento, ossia lo si pone in una situazione di ricerca e di creatività per aggirare l’ostacolo.

Obiettivi della neuropsicomotricità

Il vedersi agire, ossia l’osservazione di sé stessi nell’esprimere la propria soggettività, nel mostrare la propria libertà d’essere e nel fornire risposte creative atte a risolvere una situazione problematica, permette di:

  • ritrovarsi come persone al di là della disabilità (di situarsi nel presente e di ritrovare contatto con la realtà);
  • comprendersi e di migliorare la conoscenza di sé (delle proprie caratteristiche di funzionamento, delle proprie risorse, dei propri limiti e dei propri margini di miglioramento);
  • favorire stati di benessere (emozioni positive, libertà d’essere, percezione di una miglior qualità di vita, maggior autostima e autoefficacia);
  • promuovere l’autonomia, l’intenzionalità e il desiderio di fare con conseguente riduzione della sensazione di essere un peso per gli altri;
  • riabilitare aspetti cognitivi e motori/occupazionali coinvolti nello svolgimento delle attività;
  • migliorare aspetti comunicativi, relazionali e sociali.